
Il franchise di Gundam ha affrontato questi temi con una sistematicità che pochi generi narrativi possono vantare. Tratto peculiare della saga è il rifiuto quasi programmatico di distribuire torti e ragioni in modo inequivocabile tra le fazioni in campo. In Mobile Suit Gundam la Federazione Terrestre e il Principato di Zeon si combattono con atrocità comparabili tra di loro. In Gundam 00 l'organizzazione protagonista combatte le guerre altrui per eliminarle, e l'assurdità di questa posizione è esplicitamente tematizzata. La saga insiste sull'idea che la guerra non produca eroi ma superstiti, e che le ragioni di chi combatte siano quasi sempre meno limpide di quanto sembrino. Altre volte i protagonisti, piloti di enormi mecha chiamati Gundam, si pongono come forze paramilitari, dissidenti, anche di fronte ad evidenti questioni di discriminazione etnica o razziale, ma in questo ponendosi al di sopra delle autorità statali: l'ambiguità etica è strutturale, non ornamentale.
Così Gundam Wing, trasmesso nel 1995, ragiona con più insistenza sul problema specifico delle armi automatizzate. Nel corso della serie, la Fondazione Romefeller sviluppa i cosiddetti Mobile Dolls, unità da combattimento pilotate da computer anziché da esseri umani. L'argomento a favore è quello classico: le armi automatizzate garantiscono la riduzione delle perdite umane nel proprio esercito, quindi una guerra più pulita dal proprio punto di vista. Il risultato narrativo è l'opposto: il sistema automatizzato non rende la guerra meno devastante, la rende più facile da scatenare e giustificare. E la facilità di fare la guerra, nella logica della serie come in quella della realtà, non produce pace ma la sua simulazione.
La crisi che ne deriva apre la strada a un tentativo di presa del potere da parte di forze conservatrici e autoritarie, interessate a un ritorno a un ordine mondiale gerarchizzato. Non è una coincidenza narrativa: è la tesi politica implicita della serie. Chi controlla le armi pretende di controllare la società, e chi controlla armi che non muoiono non teme le conseguenze della guerra; chi non teme le conseguenze della guerra è più disposto a usarla per consolidare il proprio dominio.
Nella serie la posizione più scomoda è quella di Treize Khushrenada, che, pur nella complessità etica della serie riveste il ruolo di antagonista; Treize Khushrenada, pur venendo dalla fazione che ha scatenato una guerra per la presa del potere, tanto da scontrarsi da principio con i piloti dei Gundam a capo della resistenza delle colonie spaziali, si oppone ai Mobile Dolls non per ragioni umanitarie ma per una concezione quasi rituale del conflitto: ogni morte deve avere un nome e un volto, deve poter essere ricordata, eventualmente caricata di responsabilità; ogni morte in guerra deve pesare su qualcuno. La posizione è eticamente ambivalente: è una posizione difficile da accettare senza riserve, Treize ha pur sempre orchestrato conflitti, ma la serie si rifiuta di liquidarla come retorica. Funziona come controcanto all'automazione: se non c'è nessuno che rischia, non c'è nessuno che risponde.
Trent'anni dopo, la discussione non è più fantascientifica. I sistemi d'arma autonomi esistono, vengono sviluppati e dispiegati. Il diritto internazionale stenta a trovare categorie adeguate. La domanda che Gundam Wing poneva nel 1995 — chi è responsabile quando a uccidere è una macchina? — rimane senza risposta convincente. La fantascienza aveva già capito che il problema non era tecnologico.