Nel volumetto
Segreti e no, pubblicato nel 2014 per Bompiani, Claudio Magris affronta il tema letterario e culturale del segreto, analizzandolo sotto diversi aspetti.
Da un punto di vista individuale, il segreto viene avvertito come qualcosa che dà un'identità, che ne identifica il portatore rispetto agli altri; chi porta in sé qualcosa di celato agli altri può in questo trovare una giustificazione alla propria condizione, l'impossibilità di essere del tutto compreso nasce proprio da ciò che si nasconde. Da un punto di vista letterario, quindi, nello sviluppo di una narrazione o dell'io di un personaggio, secondo Magris il tema del disvelamento è centrale, e anzi, la scrittura letteraria e quella in rete si distinguono davvero proprio nel fatto che sul web tutto deve essere o apparire manifesto.
Il segreto è ovviamente anche un tema religioso, ma per Magris le vere religioni non nascondono la realtà, ma la caricano di valori simbolici riservati a pochi; al contrario, le sette misteriche moderne, spesso associate alle ideologie politiche, discettano di segreti inaccessibili che promettono però di disvelare alle masse, salvo con questo nascondere il nulla della propria ideologia, come nel caso dell'uso delle suggestioni misteriche da parte del nazifascismo.
Il segreto è anche ciò ciò che non vogliamo violato, la privacy, diremmo oggi, ciò che non vogliamo sia condiviso perché intimo, e ciò che quando è condiviso finisce per essere deletereo; così Magris ci parla di segreti che sarebbe meglio non svelare, come quelle verità sulla vita altrui che è meglio non dire per non ferire chi non potrebbe sopportarne il peso o perché ne cambierebbero il rapporto con la società. E del resto la verità è per sua natura segreta, perché quando viene disvelata dagli occhi del suo osservatore, come nel principio di Heisenberg, perde la propria natura oggettiva per caricarsi di soggettività.
Il segreto è alla base del potere politico, e infatti non c'è Stato, liberale o autoritario che sia, che non celi i propri segreti, almeno fino a quando da essi può dipendere la propria sicurezza o finanche il proprio potere, come nel caso dell'aura di mistero che irradia dalla persona del dittatore.
C'è il segreto della confessione, un segreto che non può essere condiviso se non tra peccatore e confessore, pena la perdita della natura stessa del rapporto sacrale. Un rapporto talmente stretto da essere quasi inviolabile. Ma poi ci sono i segreti che non sono segreti, come quello dell'ultimo aneddoto con cui si chiude il volume, finendo per abbassare il tono del saggio verso la formidabile mondanità di Magris.
Questo breve saggio è carico di suggestioni, raccolte da diverse e approfondite letture, che tenta di trasmettere con il tono affabile e mondano che caratterizza la scrittura di Magris. L'autore spazia dai culti misterici greci ai racconti da osteria, attraversando la letteratura europea e la sociologia delle religioni, e lo fa con il passo leggero di chi galleggia sul sapere con la leggerezza di cui tanto bene ha parlato Calvino nelle sue Lezioni americane. Magris si conferma un maestro della scrittura, capace di parlare indifferentemente all'intellettuale e al lettore comune, lasciandolo con il desiderio di approfondire e la pancia non ancora scatola di buone parole che contano davvero.