Intanto perché il mondo oggi è diverso: un po' di date,
1993 (data simbolo negli USA) e
1999 in Italia, sono due spartiacque, è il momento in cui
internet diventa di larga diffusione. Oggi l'aula è iperconnessa, vuoi per gli strumenti che adoperiamo, come le
LIM, i pc, magari anche i
visori per realtà virutale o aumentata, vuoi per gli strumenti che vorrebbero bandire o vorremmo orientare verso l'apprendimento,
tablet e smartphone per non fare nomi.
Ancora: la
legge 170 del 2010 ha finalmente riconosciuto l'esistenza e il diritto allo studio a quella platea di student* con
bisogni educativi speciali che prima, con arroganza (
Galmberti docet) non volevamo vedere ed espellevamo dalla scuola (vabbè, in realtà lo si fa ancora, ma con più pudore).
Ancora:
2019, il
Covid, la
pandemia, la scoperta, a volte riscoperta, di
pratiche didattiche diverse, comunitarie; si è iniziato a discutere di
benessere degli studenti a scuola, della
scuola come pratica comunitaria e socializzante; si discute persino dell'autorevolezza e del valore degli insegnanti in una società che campa ancora dello stereotipo per cui "chi sa, fa, chi non sa, insegna".
Ancora: 2022,
ChatGPT, le
AI e il mondo della scuola che è in prima linea per cercare di capire come addomesticare il drago.
L'aula ora si modifica, o ci si sposta d'aula; la lezione frontale è sempre più sostituita da pratiche di
apprendimento attivo (a volte ben orchestrate, a volte buttate lì alla rinfusa, va detto). Si discute del valore della valutazione, dell'utilità del voto; si dibatte, in maniera competitiva o collaborativa; gli insegnanti si formano di più, vanno in
Erasmus, si strutturano; si discute di didattica molto di più di quanto emerge fuori dalla scuola, si discute di tempo a scuola e del dare valore al tempo.
Per tutto ciò il carrozzone massmediatico della discussione sulla scuola, con il suo corollario di commissioni ministeriali passatiste che pensano di poter rifondare la
scuola ottocentesca, finisce per essere lontano dalla realtà scolastica che dipinge, anzi contribuisce a renderla più confusa, distorta, irosa; non ne facilita il funzionamento, ma rendendolo opaco e caotico alimenta lo stereotipo su cui quella comunicazione si fonda e che permette ai
fuffologi di vendere la propria incompetenza come autorevole guida.